Étranger #2, o l’arte collettiva nel 2016

Le suggestioni artistiche del collettivo Étranger nello spazio espositivo di via Raffaello a Pescara invocano un surplus di riflessione, per la moltitudine di piani in cui le singole opere entrano in collisione, alzando continuamente la posta in gioco sul tema di fondo dello Straniero.

Ciò che colpisce è l’unità di intenti e di visione di un gruppo di artisti che, dalle fondamenta del progetto comune, crea ogni volta ragnatele percettive che ammaliano e intrappolano in una spirale polifonica.

Nell’episodio Étranger #2, ognuno dei tre artisti sapeva poco o nulla del lavoro degli altri, anche in fase di allestimento: l’esposizione può vantare di un mix di ingredienti decisamente variegato. Ciononostante, per dirla in musica, i solisti hanno generato un groove compatto e seducente, il cui amalgama cercherò di dissezionare analiticamente.

Festina lente

Ognuno degli oggetti in mostra ci inganna, consegnandoci la necessità di una seconda occhiata e la ricompensa di uno scarto cognitivo alla caduta del velo. Il tronco di Ola Czuba racchiude un intero bosco di betulle, il telo di Angelo Di Bello rivela una proiezione celata, le facce opache di uno dei cubi di Lorenzo Lunghi nascondono carne segreta. Alla luce delle nuove percezioni, siamo costretti a rivalutare tutto il resto, in uno stato di curiosa circospezione che ci accompagna nel continuo sovrapporsi delle suggestioni video e acustiche.

Analisi numerica

La freddezza dei numeri ci consegna tre diversi ambienti: ospiti da Angelo incontriamo un monolito solitario, gli insetti di Lorenzo sono centomila, mentre i fuochi prospettici di Ola, la proiezione e il tronco, sono esattamente due. La combinazione 1X2 suggerisce percorsi disparati, ma ad uno sguardo più attento i conti torneranno. La superficie riflettente di Angelo genera un doppio e immerge il pubblico nell’opera, innescando l’input di una ricorsione infinita. La sala di Lorenzo, brulicante di spettatori attratti che rimbalzano da parete e parete, racchiude la complessità in una metafora spaziale: l’unica gabbia realmente presente è la stanza in cui siamo. Le lenti di Ola tradiscono l’unico ambiente di origine, generando una successione di rappresentazioni illusorie per ogni angolazione e distanza dall’oggetto deformante. Ogni numero racchiude tutti gli altri.

Stratagemmi uditivi

Nella componente audio ritroviamo la stessa progressione numerica tra le opere; in fin dei conti la musica è una relazione matematica. Il silenzio consapevole proposto da Angelo riverbera nella compressione spaziale del corridoio, mentre il molteplice di Lorenzo crea cacofonie metalliche, invadendo gli altri luoghi e fondendosi con la progressione forzatamente monocorde della voce di Ola. Il silenzio, le frequenze disturbate e la ricerca dell’atonia comunicano uno stesso messaggio: questa musica non è diretta alle nostre orecchie, abbiamo intercettato un tentativo di comunicazione il cui destinatario è altro da noi e che non possiamo comprendere pienamente, a meno di cambiare a nostra volta, diventando stranieri a noi stessi.

Il terzo senso

Una ulteriore convergenza tra le diverse proposte è nel sottile richiamo all’esperienza tattile. Tutto ciò che incontriamo durante la mostra, dagli oggetti nelle teche e nella valigia di Lorenzo, al vetro e al legno di Ola, alla rilucente e fragile coperta isotermica di Angelo, ci invita al tocco e contemporaneamente ci incute paura e rispetto. Da perfetti curiosi sulla scena del crimine non toccheremo nulla, e sfogheremo l’inspiegabile ansia ondeggiando intorno alle opere, in percorsi studiatamente irregolari, con malcelata indifferenza. Eppure, le nostre dita avrebbero voluto sapere.

Maggiori info sul progetto e le mostre nel sito ufficiale etranger.it

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