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realizzazioni e progetti italiani
Gli studiosi italiani partecipano in posizione
avanzata alle ricerche per la rivelazione delle onde gravitazionali. Bruno
Bertotti dell’Università di Pavia sta studiando da diversi anni la
rivelazione di onde di bassissima frequenza, inaccessibili sia ai rivelatori
interferometrici che alle barre risonanti, utilizzando l’effetto Doppler che
queste onde provocano sui segnali radio che le sonde spaziali scambiano con le
stazioni di terra.
Ma l’attività nella quale l’Italia ha
compiuto finora gli sforzi maggiori, col contributo dell’Istituto Nazionale di
Fisica Nucleare (INFN), è quella che utilizza come rivelatori grandi cilindri
di alluminio, secondo l’idea proposta inizialmente da Joseph Weber. Si tratta
però di antenne notevolmente diverse da quelle impiegate in passato: per
ridurre gli effetti dell’agitazione termica le nuove antenne vengono
raffreddate con elio liquido e sono inoltre dotate di un migliore sistema
elettronico di amplificazione dei segnali. Il gruppo delle università di Roma ha
costruito nel 1990 a Ginevra l’antenna EXPLORER (figura 11),
lunga tre metri ed avente una frequenza di risonanza di 900 hertz ed una
sensibilità alle deformazioni inferiore ad h=10-18. Un’altra
antenna criogenica (cioè raffreddata a basse temperature), denominata
ALTAIR, operante alla frequenza di 1800 hertz, è stata costruita presso l’Istituto
di Astrofisica del CNR di Frascati.
Il passo successivo verso una sensibilità
ancora maggiore, è stato già avviato con la costruzione di due nuovi
rivelatori: NAUTILUS, operante da qualche anno presso il Laboratorio nazionale
di Frascati (INFN), ed AURIGA, presso il Laboratorio nazionale di Legnano
(INFN). Queste antenne funzionano ad una temperatura di
pochi centesimi di kelvin (un primato assoluto per masse di questa entità),
grazie ad uno speciale refrigeratore. La sensibilità che si vuole raggiungere
con questi rivelatori è h=10-21; in tal modo si dovrebbe
riuscire a rivelare anche le supernovae che esplodono nell’ammasso della
Vergine.
Un problema onnipresente per questi rivelatori
resta la presenza di disturbi locali, che non consente di confermare
inequivocabilmente la rivelazione di eventi gravitazionali, quando si disponga
di un solo rivelatore. Per questo è necessario avere almeno due rivelatori in
funzione: solo i segnali rivelati da entrambi esattamente allo stesso istante
potranno essere presi in considerazione. Anche questa prospettiva è stata
realizzata, poiché dal 1991 è in funzione in Louisiana un’antenna di
dimensioni e prestazioni prossime a quelle di EXPLORER.
Adalberto Giazotto dell’Istituto nazionale
di fisica nucleare di Pisa ha avviato da qualche tempo attività nel campo degli
interferometri laser, cioè dei rivelatori basati sullo stesso principio usato
nel progetto LIGO. Queste ricerche hanno già dato risultati molto significativi
per quanto riguarda l’isolamento delle parti più sensibili del rivelatore
rispetto al rumore ambientale. Il gruppo di Pisa ha avviato qualche anno fa una
collaborazione con un gruppo di Parigi per realizzare un grande interferometro
italo-francese (progetto VIRGO). Lo strumento sarà realizzato a Cascina (nei
pressi di Pisa) e sarà dotato di bracci della lunghezza di tre kilometri e di
una cavità di Fabry-Perot, al fine di amplificare la differenza di cammino
ottico tra i due bracci. Le componenti ottiche di VIRGO saranno sospese a
superattenuatori e la radiazione infrarossa prodotta verrà fatta viaggiare
entro due tubi di acciaio al cui interno sarà mantenuto un vuoto estremamente
spinto; in questo modo saranno evitate fluttuazioni della densità dell’aria,
che potrebbero essere scambiate per un segnale di onde gravitazionali. La
sensibilità e la larghezza di banda di VIRGO saranno tali da permettere di
rivelare sia i segnali emessi da stelle di neutroni, sia un’esplosione di
supernova nell’ammasso della Vergine. VIRGO farà parte, insieme al LIGO e ad
altri rivelatori tedeschi e giapponesi, di una rete planetaria per la
rivelazione contemporanea delle onde gravitazionali. Si potranno così ottenere
informazioni sia sulla direzione da cui provengono i segnali, sia sulle
caratteristiche fisiche delle sorgenti che li hanno emessi, e sancire così la
nascita della branca dell’astronomia gravitazionale.
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