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sorgenti di OG
Fin dagli anni cinquanta sono stati effettuati
vari esperimenti allo scopo di rilevare le onde gravitazionali. In passato i
nuovi tipi di radiazione venivano studiati producendoli in laboratorio; tale
metodo non è utile nello studio delle onde gravitazionali, in quanto l’emissione
di questo tipo di onde, da parte di masse da laboratorio, è estremamente debole
e statisticamente improbabile: di conseguenza la strategia migliore è quella di
cercare la radiazione emessa da masse grandissime, dell’ordine di
quelle delle stelle o delle galassie.
Si conoscono molte possibili sorgenti di onde
gravitazionali, tra le quali sistemi binari di stelle, pulsar, esplosioni di
supernovae, buchi neri in vibrazione e galassie in formazione; per ognuna di
queste fonti il tipo di segnale emesso dovrebbe possedere un “timbro”
caratteristico che individui univocamente il tipo di fonte e la causa dell’emissione.
Un sistema stellare binario, formato
cioè da due stelle che orbitano intorno ad un comune centro di massa, dovrebbe
produrre onde gravitazionali continue; il periodo fondamentale di queste onde
sarebbe pari a metà del periodo dell’orbita delle due stelle. L’emissione
gravitazionale più intensa dovrebbe avere un’intensità pari ad h=10-20;
la larghezza di banda del ricevitore dovrebbe essere di circa 1500 hertz. Quando
un sistema binario muore, le stelle che lo compongono cadono rapidamente verso
il centro seguendo una traiettoria a spirale, fino a che collidono o si
disintegrano, emettendo onde gravitazionali. Nel caso che il sistema sia formato
da due stelle di neutroni, entrambi gli eventi (collisione o disintegrazione)
dovrebbero produrre un impulso di onde gravitazionali molto più intenso, a
causa del maggiore quantitativo di massa presente nel sistema.
Anche la nascita di una stella di neutroni,
dall’esplosione di una supernova, dovrebbe essere annunciata dalla
trasformazione di circa lo 0,1% della massa iniziale in onde gravitazionali. Il
“timbro” di queste onde dovrebbe essere di tipo pulsato. Il rilevamento di
onde gravitazionali provenienti da una supernova permetterebbe di confermare la
previsione di Einstein riguardo la loro velocità: se le onde gravitazionali e
quelle luminose venissero rilevate simultaneamente, avremmo una conferma diretta
che le onde gravitazionali si propagano alla velocità della luce. Un’ulteriore
vantaggio nello studio del collasso stellare proviene dal fatto che la
radiazione elettromagnetica durante il collasso viene bloccata dagli strati
esterni della stella, che nascondono alla vista le fasi più violente dell’esplosione;
le onde gravitazionali, che interagiscono così debolmente con la materia da
poter attraversare senza attenuazioni l’atmosfera di una stella, potrebbero
invece svelare i dettagli più fini del collasso. Il numero di esplosioni di
supernova che ci attendiamo nella nostra galassia è circa una ogni 30 anni, con
h=10-18, mentre nell’ammasso della Vergine, che conta circa
1000 galassie, ci attendiamo un’esplosione alla settimana, con h=10-21.
Una stella di neutroni giunta alla
maturità può essere anch’essa una sorgente di onde gravitazionali se la sua
massa non è disposta simmetricamente rispetto al suo asse di rotazione. In
questo caso, come per i sistemi binari, le onde sono continue; il loro periodo
fondamentale è uguale al periodo di rotazione della stella. Le informazioni
ricevute darebbero informazioni sulla struttura interna di queste sorgenti,
ancora non completamente conosciuta. La banda richiesta al ricevitore andrebbe
da 1 a circa 1000 hertz.
Un’altra possibile fonte di onde
gravitazionali è il big bang: le osservazioni più importanti sull’universo
primordiale ci vengono dall’osservazione del fondo cosmico di microonde, il
resto della radiazione termica che pervadeva l’universo ai suoi inizi. Il
rilevamento di un fondo (rumore) cosmico di onde gravitazionali svelerebbe nuovi
aspetti del big bang.
Le onde gravitazionali prodotte nelle
situazioni descritte avrebbero comunque un impatto estremamente debole ed
effimero quando investono la Terra. Nel migliore dei casi, le masse dei
rivelatori verrebbero appena sollecitate, con uno spostamento nelle loro
posizioni di appena 10-21 metri (un milionesimo del diametro di un
protone) per ogni metro di separazione; per questo motivo molti scienziati sono
tuttora scettici riguardo la possibilità di rilevare onde gravitazionali nei
prossimi decenni.
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