Will

un gioco di ruolo surreale

Nel corso dei secoli, sulla Terra si sono perse le tracce della razza umana; il pianeta è dominato dal popolo dei rues. Nonostante la loro parentela con la razza umana, è forse più semplice immaginare i rues come angeli o fantasmi: il loro corpo esiste ma loro ne hanno solamente una percezione vaga, come qualcosa di sfocato.

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Petto Villoso fan club

Caro petto villoso, non ti occulterò!

Siete stanchi dei soliti frocetti glabri che infestano i programmi della tivù?!

La vostra lei, quando vi accarezza il petto si lamenta a causa di qualche pelo in più?!

Volete che sia resa giustizia al vostro ispido pelo e al vostro folto villo?!

Non andate a chiedere al Lady Gaga Fan Club, non rifugiatevi  nel Fans Club degli One Direction!!

Venite da noi! Leggi tutto

Sguardi giapponesi

La capacità di concentrazione della popolazione giapponese è senz’altro superiore alla media. Questa caratteristica mi ha molto colpito, sia nella sua accezione moderna, che negli aspetti più fedeli alle tradizioni.

Immagini scattate nel luglio 2005 a Kyoto e Nara (Giappone).

La dama del sale

La dama del sale spense finalmente la luce; mentre si addormentava, ripensò al libro che stava leggendo, una storia di sangue e delitti che invece di spaventarla le conciliavano il sonno.

La dama del sale era responsabile di tutto il sale perso in cucina. Non se ne accorgeva mai nessuno, ma a misurare attentamente il sale utilizzato, ne mancava sempre una certa quantità, come se fosse evaporato. In realtà l’aveva preso lei, era il suo destino. Passava di casa in casa, quando non c’era nessuno, e ne prendeva un mucchietto dal barattolo.

Preferiva quello fino, perché si scioglie prima. Dopo aver raccolto sale a sufficienza, se era una bella giornata, si incamminava verso il mare; da dovunque partisse, lo raggiungeva sempre in meno di un’ora. Arrivata al mare prendeva il sale dalle sue pesanti tasche, mucchietto a mucchietto, e lo gettava in acqua. Ne teneva solo un po’ per sé, qualche pizzico, che usava in casa per cucinare.

Quella notte fece un sogno strano. Sognò un signore alto che voleva convincerla a suonare il pianoforte. Da piccola era molto brava al piano, ma poi aveva smesso perché non aveva più tempo. Allora il signore alto le disse »fammi sentire cosa ti ricordi« e le indicò il piano, in un angolo dietro di lei.

Il signore alto era l’uomo che sapeva tirare fuori il meglio delle persone e che, per contropartita, non poteva fare a meno di innamorarsene. Le aveva guardato le mani, le dita lunghe e affusolate, le unghie curate, i polpastrelli un po’ sbucciati. Le aveva parlato con semplicità, l’aveva convinta.

L’aveva guardata di nuovo, mentre accarezzava i tasti del piano, tutt’uno coi suoi ricordi; aveva seguito le dita prima timide poi aristocratiche cercare i tasti nella memoria fino a spingersi ad indovinarli nell’armonia. Seguendo la musica si avvicinò e risalì con lo sguardo sulle sue braccia, alle spalle e al collo; ognuno sentiva il fiato leggerissimo dell’altro, quasi con la paura d’essere tradito da un attimo di silenzio. Lei voleva voltarsi di scatto, ma si volse lentamente, incrociando prima il busto di lui poi il colletto della camicia che s’incurvava, come se lui stesse per abbracciarla.

La dama del sale si svegliò di colpo, quasi sorridendo, con una strana inquietudine e una domanda in mente: scupèreno?