ultima preghiera


11-01-04

 Tutto iniziò e finì con un paio di manette ai fianchi.
 La bandierina all'angolo del campo sventolava pigra, attendeva i giocatori.
 In quarantena, ovviamente, ma con dignità.
 Nessuno occupò il campo, quel giorno, come da copione.
 Un odore acre, limatura di ferro, sgretolando i polsi.
 Il sole sbadigliò e cadde, voltò pagina.
 Una parola ne nasconde altre, senza fretta.
 Una finestra si affaccia su una gabbia, pare sia stato sempre il contrario.
 Il bimbo si arrampica, nel presente, sul muro, per guardare all'interno.
 I corpi ammassati e sciupati degli uomini, scalzi.
 Corre lontano il bimbo, corre via da quello sguardo.
 Una donna accovacciata lo fissò per un istante.
 Accecato, colpito agli occhi come il suono di una frusta.
 Un calcio al cesto di vimini porta via il tempo, contrazione dei pensieri.
 Come uno sbadiglio al contrario, si allargherà spaventosamente, a nascondere un urlo.
 Se c'è fine allo spasimo, basta aspettare il vento, la bandierina andrà mossa.
 Ancora lunghi giorni, da schiavi, panciallaria.
 Verrò, dischiuse, giacque, cadrà, ascolta.
 Ultima preghiera.


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