frammenti di un passato non vissuto nè subìto,
forse semplicemente sognato,
entrano sommessi e si lasciano ammirare
nell'adagio di luce di quest'alba senza colpe
e adombrano silenziosi i miei pensieri

quaderno di luci tenui,
quaderno di rumori lontani a notte fonda,
quaderno di profumi

nelle pieghe del lenzuolo, 
con gli occhi e con le mani,
con tutto quello che prima era mancato

 

sussurrava il suo nome
per sentirsi forte
sentiva alzarsi l'alba
e il rumore delle nuvole
copriva il suo pianto
e lasciava il suo cuore morire solo

salutava i passeri con gesti dimessi
donando loro la sua semplicità

ebbe salvo il ricordo
nell'ultimo giorno
della purezza perduta

 

 

il canto notturno delle nuvole
ondeggia nel campo di grano,
racconta di noi,
di bicchieri ormai vuoti
e dell'egoismo che ci avvicina


ora dimentico ciò che siamo,
cerco le mie tracce
e torno indietro,
fuggo da me e vengo di nuovo a contemplarti

il rumore del giorno cresce,
riunisce l'anima ai pensieri,
un passero vola lontano
e svela il mattino nei nostri cuori

qualcosa è passato,
il ricordo migra da noi e già si perde,
rimane un abbraccio

i soli muoiono
mentre ci stringiamo più forte,
vorrei non perderti mai più
amore

 

 

una volta ancora
so di appartenerti
ma sono nebbia nei tuoi domini
ed è lieve nel cielo il tuo respiro
e la tua anima
come vernice al sole

scivoliamo accanto
giriamo attorno ai nostri sguardi
nello splendore di un tramonto
intrecciando i nostri voli
e un brivido in un battito d'ali
lascia cadere foglie sui miei sogni

 

 

un nuovo cambio di prospettiva
e mi avvicino a te, sorella

una luna tranquilla scende a terra
stanca delle nostre danze
mi lascia chiedere perdono
e getta via le mie povertà
nella fioca luce dei tuoi sospetti

rimango solo e sbiadito
come un letto rifatto
nella pioggia di rumori del mattino

 

 

quante parole ho pronunciate
prima di dar voce ai miei silenzi

quante frasi ho sentito davvero mie

quante volte ho accettato
questo stato di tranquilla schiavitù

quante strade senza sbocco
sullo stesso orizzonte

gesti timidi e rossori sfocati
nell'eco di campane della sera
varchiamo la linea d'ombra del tramonto

 

 

vago tra gli odori della notte
nello spazio di un viaggio a ritroso
cercando la tua mano

ciò che scateniamo ci sovrasta
si nutre di noi
e lascia doni che non restituiremo

spicchi della stessa luna
cullano il nostro abbraccio
stanotte

 

 

entro a piedi nudi nei tuoi sogni
ricami d'argento e fiori bianchi
vivide inquietudini ostaggio del silenzio
una collana di stelle e il racconto di un amore

amore che scivola via leggero sul dorso della mano
amore che dà tutto in un soffio di vento
amore eterno di sguardi persi
amore troppo grande da guardare
 amore manifesto di colori
che rinunci a capire
amore delicato e tiepido
come braci in un cerchio di pietre

e c'è sempre più vita e meno poesia
in questo disegno

 

 

concepito il 21 luglio 2000
realizzato dal 25 luglio al 24 ottobre 2000
limato e remiscelato il 3 novembre 2000